martedì 9 aprile 2013

Re-infarinata lucchese

Domenica d'inizio aprile a Lucca, dopo lunghi anni di assenza, e dopo alcune settimane in cui ti rimbalza in testa la convinzione che questa sia oggi la città toscana dove si vive meglio (o meno peggio). Sole timido, ma quanto basta per far sciamare in quantità sui bastioni della Fortezza residenti e visitatori in quieta quantità. La pletora di chiese dallo stile romanico o gotico-lucchese richiama alla mente il luogo comune del potere che da queste parti storicamente mantiene l'istituzione cattolica; entrando in Duomo è motivo di soggezione in più, solo in parte stemperata dall'osservazione di Ilaria del carretto, del suo cagnolino e dell'altro capolavoro che in sagrestia li sovrasta, il Cristo deposto di Lippi.
 
Scoprendo vie principali e attigue, pare che l'offerta commerciale sia ben meno decadente che altrove, e salta agli occhi la ridondanza di negozi specializzati in cioccolato. Una volta vista piazza Napoleone ci si chiede come possano qui ogni estate esibirsi rockstar senza colpo – architettonico – ferire, e contemporaneamente altre città farsi tanti problemi in proposito. Scemato il sole e tornata l'aria appena un po' frizzante, è provvidenziale una calda e saporita farinata lucchese (da soupintown, piazza san Giusto), e non dimeno, il rosso Arcipresso che l'oste ci consiglia; poco più tardi assaporiamo finalmente la causa di quel motivo in più che ci aveva convinto a venire a Lucca proprio oggi, ovvero le esibizioni di ballerini in piazza (San Michele, per esempio) per il Lucca Dance Meeting.
 
Avviati verso il recupero dell'auto fuori fortezza, ci sovviene il dubbio che non possa essere un po' alienante, per un cittadino lucchese (come certi gironi manicomiali di un tempo), il ricondurre buona parte del proprio tempo libero a girare in cerchio lungo i bastioni del forte. Il tenore dei problemi d'attualità intravisti poco prima su un giornale locale, confrontati a quelli di altre città neanche lontane, ci riporta in mente l'ipotesi di partenza. Ovvero che Lucca, oggi, è forse davvero quanto di meglio vivere in città, perlomeno da nord a sud della Toscana.




mercoledì 12 settembre 2012

Weekend capitale con retrogusto di poesia

Nuovo episodio per la serie metropoli che ti sorprendono nei festivi. La Capitale nel secondo weekend di settembre si presenta assolata e piacevole da imboccare, provenendo da nord in direzione Prati. Il tempo di orientarsi e sistemarsi  e poi via con quasi 12 ore di  scoperte e riscoperte: la prima volta al Colosseo è pari alle aspettative negli occhi dei bimbi, il pranzo veloce da  RED sa di multinazionale ma ti affascina per l’insalata mango e pancetta  croccante, e soprattutto per quanti libri ti ritrovi intorno, a portata d’occhio e di forchetta (e per la cordialità del  personale, nient’affatto scontata). A Roma centro la moria di negozi sembra attutita, ed anzi fa piacere riscoprire pescivendoli o pastifici nei dintorni di via Condotti. A Campo de’ fiori, in  serata, un blitz sgombra-suonatori da parte dei vigili urbani ne ridimensiona il mito (ma non pare una novità, leggendo le cronache). Fugace quanto suggestivo il colpo d’occhio notturno su piazza San Pietro.

Grazie a  preziosi consigli, l’indomani scopri di poter raggiungere anche il mare di Roma passando per una tranquilla (è domenica mattina..) traversata dei lungotevere. A Ostia lido mare più chiaro dei luoghi comuni, e sole più caldo del previsto. Oltre ad una compagnia squisita. Per chiudere non dirò della ristoratrice laziale convertitasi al…cavaliere. Piuttosto, merita finire con una storia di piccola impresa che sa di poesia, ed in particolare richiama i Sepolcri del Foscolo (come chi mi è molto vicino mi ha giustamente fatto notare).  E’ la storia di  un appartamento, di Amelia e delle tre nipoti che, alla sua morte (85 anni), di quegli spazi hanno fatto un grazioso bed&breakfast in cui la nonna rivive un po’ ogni giorno.  Grazie alle foto, agli arredi.  Ed a loro sorrisi. Brave.