Poi c'è Siracusa.
La meta di cui avevo maggiormente sentito parlar bene, negli ultimi
tempi, tra quelle opzionate; ma al tempo stesso, quella di cui
conoscevo meno cose in assoluto. La ricchezza del suo territorio, ad
esempio. Fa troppo caldo per prendere ' di petto' la scoperta della
città in pieno giorno, e allora nell'attesa ci ritroviamo sulla
sabbia di Fontanebianche: chi ci fa strada punta sul lido Sayonara,
uno
stabilimento balneare che dovrebbe
permetterci di fare doccia completa prima di lasciare il mare. Non
sarà così, ciononostante la variante ci permette di trascorrere
alcune ore in un'acqua stupenda, contornata da una struttura di
livello, popolata ma non caotica, capace nelle notti di estate di
ospitare esibizioni riempipista del calibro di Bob Sinclair o J Ax.
Arrivandoci, ci
rendiamo conto che Avola è a un tiro di schioppo, poco più in là
c'è Noto, ancora un po' e arriveremmo a Ragusa...anziché al volante
ci sembra di essere nella vetrina di una pasticceria siciliana, dove
ogni momento compaiono nuovi cannoli, impossibili da rifiutare.
Riusciamo a resistere all'indigestione, promettendoci futuri ritorni
in queste lande, per completare l'assaggio.
Ora è metà
pomeriggio, orario sostenibile per visitare l'area archeologica di
Siracusa. La luce è giusta per scrutare la prospettiva della città
e del suo porto dalla sommità dell'anfiteatro greco. Il cuore
sorride pensando che questo luogo va ancora esaurito a distanza di
millenni dalle prime rappresentazioni di Eschilo (quest'anno è
toccato alla sue “Vespe”), e si riscalda nel notare tra i
visitatori vicino a noi anche una famiglia di colore, 'nonostante' il
chador indossato da una delle donne (l'altra è una stupenda
bambina).
Meravigliati per
l'orecchio di Dioniso e la storia che vi si è consumata intorno,
raggiungiamo a seguire la città, sul fare del tramonto. Non siamo in
tempo quanto avremmo dovuto per poter apprezzare a pieno l'effetto
della luce radente sui palazzi, ma quanto basta per accrescere di ora
in ora la nostra meraviglia. Ortigia, l'isola-centro della città,
ci appare un gioiello: non di quelli da guardare e non toccare,
piuttosto una preziosità alla portata di tutti, ed a cui tutti
sembrano aggiungere valore rispettandola. La piazza del Duomo è un
salotto stupendo, il barocco ai suoi massimi, forse anche perché
'contaminato' con il passato (le colonne doriche incastonate nella
cattedrale). Le vie d'intorno, e i palazzi che vi affacciano, formano
un proscenio ideale, disposto con armoniosa casualità. Arrivare fino
a castello Maniace, passando per la fontana di Diana
è un compiacimento continuo.
Quel che stupisce
ancora di più è la vitalità del luogo. In una giovedì sera estivo
uno sciamare continuo di persone, famiglie coppie gruppi, mai
chiassose, spesso sorridenti. Turisti, ma ancor di più residenti o
limitrofi. Vetrine originali, bar variopinti. E in seconda serata,
frotte di giovani a piccoli gruppetti che continuano ad arrivare,
destinati perlopiù ai diversi locali che propongono musica dal vivo.
Fermandoci casualmente in un bar in cerca di una mezza minerale da
portar via, ci imbattiamo casualmente in arie mediorientali e due
ragazze intente nella danza del ventre, non per esibizione ma per
puro diletto.
Esci da Ortigia
convinto che a Siracusa si viva di bellezza, nel patrimonio condiviso
come nella vita dei singoli che la abitano. Camminando tra l'isola e
la stazione ferroviaria, dove abbiamo parcheggiato l'auto, rafforzi
la tua convinzione notando come nessun edificio sia marcatamente
dissonante o mostruoso, rispetto al resto dell'architettura eretta in
varie epoche. C' è un palazzo pluripiano rimasto incompiuto privo di
porte e finestre: una sbavatura che è oro, rispetto a quanto di
ammezzato o madornale si osserva a in gran parte dei centri abitati
della Calabria, per fare un paragone a portata di Stretto. E men che
mai, a Siracusa come nel resto della Sicilia sin qui visitata, capita
di osservare quei ferri arrugginiti che spuntano sui tetti delle
abitazioni, in cerca di estensioni chissà quando future.
Siracusa, dunque,
splende; almeno ai nostri occhi superficiali. Splende a dispetto
della sua notorietà secondaria, del non avere squadre calcistiche di
grido (campione d'Italia sì, ma di...canoa-polo), del suo essere
così 'lontana'. Chiedi com'è possibile, e ti rispondono che hanno
saputo fare investimenti giusti, puntare sul turismo in modo
efficace (vedi i pannelli informativi touch screen, predisposti anche
per i 'selfies', installati da poco in vari punti del centro
storico).
3/4 - segue
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