domenica 7 settembre 2014

In controluce, tra illusione e riconversione

Ma ci dev'essere qualcosa d'altro. Che sia cosa... nostra? “Qui c'è, ne più né meno che nelle altre città siciliane”, mi dicono, “a parte Trapani, dove ce n'è più che ogni dove, anche se non sembra”.
Qualcos'altro....lo vediamo tornando indietro lungo l'autostrada. La segnaletica annuncia la prossima uscita: Priolo. Di li a poco, improvvisamente, davanti ai nostri si materializza una distesa di luci, più o meno grandi: è la zona industriale, quella chimica, petrolchimica e delle raffinerie. Che alla gente di questo territorio ha dato e dà ancora molto lavoro, probabilmente anche ben pagato. E che a quella stessa gente, difficile non crederlo, ha tolto moltissimo in termini di salute. Le cronache recenti parlano di un avviato processo di riconversione in chiave sostenibile, capace di mantenere aperti i rubinetti di salario dando un giro di vite a quelli del malessere. E di sostenere quelle infrastrutture capaci di valorizzare ciò di bello e originale offre il territorio. I frutti della terra, non di meno: i fichi d'india, i pomodori, le melanzane, i capperi, l'uva, il latte. E ciò che diventano sui banchi alimentari o nei piatti dei ristoranti. Anche in una banale pizza: quella ai quattro formaggi siciliani, assaggiata al ristorante il Duomo di Siracusa.

In realtà, anche in questo caso, tra il dire e il fare c'è di mezzo molto. La presa d'atto che quell'insediamento industriale costituisce un grosso problema sanitario risale al 1998, attraverso un apposita legge; ma da allora molti degli interventi di bonifica previsti hanno incontrato ritardi, o sono rimasti sulla carta. Il fatto nuovo rispetto ad allora è la collaborazione di parte delle aziende coinvolte; il fatto vecchio è la frammentazione di competenze pubbliche che frena (o fornisce alibi) l'attuazione degli interventi.

Insomma, prima che il lato 'chiaro' di Siracusa prevalga su quello 'scuro' occorrerà quindi ancora tempo, e prezzi alti in termini di salute umana. La metafora ben si presta ad essere adattata a tutti i contrasti chiaroscuri che abbiamo percepito in quattro giorni di Sicilia: lo spirito di accoglienza e la gestione dell'immigrazione, l'operosità imprenditoriale e la criminalità organizzata...

Andiamo via con la voglia di tornare. E con l'illusione che “rinconversione e bellezza” sia un modello credibile per Siracusa come per tanti parti d'Italia. Nell'attesa, tra le poche salde certezze c'è la squisitezza di alcune delle persone incontrate, prime tra tutti i nostri sicilian trainer (chissà come si traduce in catanese): Chiara e Mario.



4/4 – fine.


Approfondimenti
Messina:


Taormina - Castelmola:


Acireale:
San Sebastiano: www.sansebastianoacireale.com/


Catania:


Siracusa:


insediamenti petrolchimici:

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