Ma ci dev'essere
qualcosa d'altro. Che sia cosa... nostra? “Qui c'è, ne più né
meno che nelle altre città siciliane”, mi dicono, “a parte
Trapani, dove ce n'è più che ogni dove, anche se non sembra”.
Qualcos'altro....lo
vediamo tornando indietro lungo l'autostrada. La segnaletica annuncia
la prossima uscita: Priolo. Di li a poco, improvvisamente, davanti ai
nostri si materializza una distesa di luci, più o meno grandi: è la
zona industriale, quella chimica, petrolchimica e delle raffinerie.
Che alla gente di questo territorio ha dato e dà ancora molto
lavoro, probabilmente anche ben pagato. E che a quella stessa gente,
difficile non crederlo, ha tolto moltissimo in termini di salute. Le
cronache recenti parlano di un avviato processo
di riconversione in chiave sostenibile,
capace di mantenere aperti i rubinetti di salario dando un giro di
vite a quelli del malessere. E di sostenere quelle infrastrutture
capaci di valorizzare ciò di bello e originale offre il territorio.
I frutti della terra, non di meno: i fichi d'india, i pomodori, le
melanzane, i capperi, l'uva, il latte. E ciò che diventano sui
banchi alimentari o nei piatti dei ristoranti. Anche in una banale
pizza: quella ai quattro formaggi siciliani, assaggiata al ristorante
il Duomo di Siracusa.
In realtà, anche in
questo caso, tra il dire e il fare c'è di mezzo molto. La presa
d'atto che quell'insediamento industriale costituisce un grosso
problema sanitario risale al 1998, attraverso un apposita legge; ma
da allora molti degli interventi di bonifica previsti hanno
incontrato ritardi, o sono rimasti sulla carta. Il fatto nuovo
rispetto ad allora è la collaborazione di parte delle aziende
coinvolte; il fatto vecchio è la frammentazione di competenze
pubbliche che frena (o fornisce alibi) l'attuazione degli interventi.
Insomma, prima che il
lato 'chiaro' di Siracusa prevalga su quello 'scuro' occorrerà
quindi ancora tempo, e prezzi alti in termini di salute umana. La
metafora ben si presta ad essere adattata a tutti i contrasti
chiaroscuri che abbiamo percepito in quattro giorni di Sicilia: lo
spirito di accoglienza e la gestione dell'immigrazione, l'operosità
imprenditoriale e la criminalità organizzata...
Andiamo via con la
voglia di tornare. E con l'illusione che “rinconversione e
bellezza” sia un modello credibile per Siracusa come per tanti
parti d'Italia. Nell'attesa, tra le poche salde certezze c'è la
squisitezza di alcune delle persone incontrate, prime tra tutti i
nostri sicilian trainer (chissà come si traduce in catanese): Chiara e Mario.
4/4 – fine.
Approfondimenti
Messina:
Taormina - Castelmola:
Acireale:
San Sebastiano:
www.sansebastianoacireale.com/
piste ciclabili:
https://www.youtube.com/watch?v=W5pfwhq7GRU#t=31
Catania:
Siracusa:
insediamenti
petrolchimici:
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