Catania
moltiplica questo schema narrativo, e non solo per fattori
demografici. la sequenza scoperte-contasti-emozioni si ingigantisce
agli occhi del neofita nel piu' grande centro della Sicilia
orientale. Nel conoscerla, mai avrei pensato di cominciare da una
sede universitaria. Entrare al monastero dei Benedettini, sede di
Lettere e filosofia, e ripetutamente affascinante: per i bugnati in
facciata che rimandano ai Diamanti dell'omonimo palazzo ferrarese, le
suggestioni moresche del giardino-chiostro, la prospettiva dei lunghi
corridoi adibiti a sale di studio, il fuoco dei giovani occhi
incorniciati da sembianze piene di vita che vi si aggirano.
D'altronde quella che
vi si svolge intorno è una parte di città che appare viva e ricca
di originali stimoli: l'anfiteatro-odeon, uno dei pochi lasciti
romani sopravvissuti al sisma; il Nevsky, primo e comunistissimo pub
a nascere in città, capostipite di una ridda di locali che di notte
spianano folle su marciapiedi e scalinate di vicoli. E poi le
singolari piastre commerciali di via de Plebiscito (solo negozi di
divani o carne di cavallo), via santa Chiara (solo imprese funebri,
oltre all'anagrafe), via "de' buttuni". Il filo rosso ( o
meglio: nero-lava) che si dipana lungo il percorso e' il tono
decadente delle architetture, scaturito dell'ampio ricorso alla
pietra lavica, ma non solo. Graffiti e scritte sui muri presenti in
misura spesso eccessiva (vedi la la notevole chiesa sconsacrata di
San Nicolò che affianca il monastero ) denotano ad un tempo vivacità
disagio e densità di menti e mani giovani. Il cuore del centro
apparentemente fa eccezione, lasciando spazio a scenari da avvenente
salotto urbano nella piazza del Duomo.
Basta
varcarne la più antica delle uscite (porta Utzari), ritrovandosi nei
suoni e odori da fine mercato del pesce, per convincersi che Catania,
metafora di Sicilia, non è fatta di soli luccichii. Basta girare
tra i banchi della “Fera”,
il mercato ambulante che va in scena ogni mattina poco distante, per
vedere che il posto al sole non è solo per le cose belle e pulite,
ma anche per i cd e dvd piratati al costo di un euro e le migliaia di
altre merci vendute abitualmente senza un brandello di scontrino.
Oppure informarsi su
Librino, portato a esempio di riconversione sociale resa possibile
grazie all'arte, e capire che quel quartiere resta tutt'altro che un
posto da spensierate contemplazioni. Oppure ancora: gettare un occhio
sulla cronaca, che durante i nostri giorni catanesi ha 'proposto' un
familicidio (moglie-più-figlie) ad opera di un cittadino rimasto da
tempo senza lavoro, e nuovi drammatici capolinea per gli orrendi
scafi della morte che, dall'inizio del 2014, hanno già 'prodotto'
quasi 1600 decessi tra persone in cerca di asilo o di un qualche
lavoro. Per non dire della mafia, che in questi tempi se ne sta
zitta, ma è lì.
Poi ci sono anche le
'ciminiere', ex sito industriale a ridosso del mare protagonista di
una riconversione come centro culturale; il porto di Ognina,
Aci trezza e
i faraglioni di Polifemo, Aci castello
con il suo
maniero a forma di nave. E l'Etna,
soggetto catalizzatore di un mondo a parte, ma non troppo.
2/4 - segue
Nessun commento:
Posta un commento