mercoledì 11 gennaio 2012

Sospesi nell'occhio. Del ciclone

Ho letto una volta che stare in Giordania sembra un po' come trovarsi nell'occhio di un ciclone; tutto intorno è tempesta, e solo lì le cose appaiono quiete. Vista alla fine del 2007, l'espressione appariva calzante: tra Amman e Jerash, tra Aqaba e Madaba nessuna tensione latente, ma una diffusa consapevolezza di quello che è avvenuto, avviene o potrebbe avvenire nel resto del Medioriente. Ovvero, tutto intorno.


Questa sensazione la si avverte potente a Gadara (Um Qeis) rimirando dall'alto il lago di tiberiade o, sulla destra, l'altopiano del Golan. Immaginarsi truppe più o meno sparute in agguato, su quei pendii piuttosto aridi, non è esercizio troppo difficile per la mente; la facilita anche il silenzio, pressoché ininterrotto, che contraddistingue la visita in una mattina di lunedì sotto il sole.


Già, il silenzio. Protagonista essenziale del transito a Betania. Mentre il mezzo di trasporto si avvicina lentamente al luogo battesimale di Gesù Cristo, è davvero facile convincersi di andare incontro alla storia. L'orizzonte è ampio, lungo, affusolato nella foschia; ti dicono che là, oltre quella collina e quella caliggine c'è Gerusalemme. Non stenti a crederlo, anche perché sulla destra intravedi, quella sì nitida, la città blindata di Gerico. Quando scendi dal mezzo già distingue reticolati e torrette immediatamente al di là del fiume Giordano: confine con Israele, discreto ma solenne.


Cammini un centinaio di metri in mezzo alla radura, non fitta peraltro. D'improvviso vedi 3 o 4 operai al lavoro intorno ad una fossa incurvata dove resta depositata un po' d'acqua. Eccolo, il luogo del battesimo. Il raccoglimento è inevitabile, anche perchè c'è chi ti ha chiesto di assumerlo, una volta qui. Fa buon gioco il silenzio, quello di cui sopra. E sotto, invece, c'è la storia dell'uomo; di un uomo, in particolare, la storia più grande mai udita ad oggi. Sembra ieri, o forse no, dal momento che immagini come quel luogo dovesse essere ben più affollato all'epoca; epperò ci sono luoghi in cui ti pare che le vicende del pianeta siano sospese, è questo è sicuramente uno di quelli.


Qualche giorno più tardi, transitati per Amman, come sul deserto o addirittura per Aqaba, arrivi a supporre che la Giordania sia un po' l'attuale depositaria di questo stato di sospensione. Difronte ad Aqaba vedi Eilat, tanto vicina da sembrare la medesima città. Eppure quella è altra cosa, è Israele: cieli controllati, come cantò la Mannoia; transiti centellinati, edifici blindati, diffidenze diffuse. Del vicino Iraq hai purtroppo sentito urlare a lungo, negli ultimi anni; figurarsi della Palestina, striscia di Gaza, Ebron; tutte località ad un tiro di schioppo da questa nazione. La quale, invece, sembra star lì apposta, quasi in punta di piedi, a testimoniare sotto voce: si può convivere con meno terrore, anche se professando credo diversi. Diversi, nei dintorni, neppur l'ascoltano, e forse non è poco che la lascino stare. Almeno finché non tirerà più fuori dalla sua terra la voce. O magari, il petrolio che oggi non ha. 




(novembre 2007)

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