martedì 10 gennaio 2012

Echi di pathos sotto il Cervino

 Estate 2009, blitz di un weekend in Valdaosta, sotto il monte Cervino. Torno dopo un quarto di secolo in questo scenario di terribile bellezza, e l'aggettivo non è gratuito. Di quella prima volta ricordo piste da sci da favola, e l'angosciante e continuo ronzio degli elicotteri, che per una settimana intera scandagliarono crepacci in cerca di un bimbo disperso.

Stavolta è d'estate, altra scena: meno spettacolo, meno adrenalina. Cervinia appare una nobildonna in cerca di lifting. Dall'asciugacapelli in hotel a Valtournenche, fino alla vecchia stazione di funivia, qua è là affiorano sintomi di decadenza, talvolta neppure troppo recenti. Vetrine di lusso un po' demodé, altre sguarnite per chiusura attività; residence a volte deserti. l boom sembra alle spalle, anche se il target di fascia alta continua a sciamare per il centro, in una domenica d'improvvisa pioggia. Al lusso di ieri pare sostituirsi la rendita di oggi: quella degli immobiliaristi, e di chi ha permesso loro di sbancare pezzi di montagna e costruire ancora, prova ne siano i cantieri attualmente in corso. Se nel film “Italia K2” girato negli anni '50 si parlava di “scempi dell'uomo” riferendosi ai primi condomini, quella tradizione a Cervinia sembra oggi rinverdita.

C'è però anche dell'altro, per fortuna. Accoglienza mediamente cordiale (il top, madre e figlia del bar di piazza a Valtournenche), operosità, pulizia e tranquillità nella gente. E soprattutto, c'è quello che c'era già prima, ovvero i paesaggi naturali. La molla di curiosità che mi ha riportato quassù si chiamava Lago blu. E il sopralluogo non è stato inferiore alle aspettative. Un piccolo specchio d'acqua, nel senso letterale del termine, dove si riflette sua maestà il monte Cervino: una cartolina per eccellenza, sorprendente nel suo essere naturale. In un sabato di sole caldo, ma non troppo, è stato il degno avvio di una giornata di cammino, scandita a passo lento ma costante percorrendo solo parte dei numerosi sentieri disponibili e molto ben segnalati che s'inerpicano tra valle e monti. Ci si imbatte in fiori variopinti, vedute che lasciano attoniti, pievine di montagna, mucche al pascolo, marmotte, sorgenti e cascate: si costeggia il lungo campo da golf, ci si ferma nelle tante attrezzate aree di sosta. Si osserva, si ascolta, si gode di una natura davvero grande, a questa latitudine.

La mezza estate da queste parti, e in particolare a Valtournenche, significa anche Cervino Cinemountain: un festival di corto e lungometraggi dedicati alla montagna ed ai suoi protagonisti. Toccante il “Karl” di Valeria Allievi dedicato ad un giovane alpinista altoatesino morto su una cima asiatica nel 2008. Toccante per fotografia e sonoro, oltre che per i contenuti: anche nel buio di un cinema puoi rammentarti cosa significhi una passione vera per chi la vive, di quanto essa giustifichi – finché genuina - anche i suoi aspetti che appaiono irrazionali. “C'è sempre qualcuno che si chiede, difronte a una disgrazia in montagna, 'che c'è andato a fare' – dice nel film il climber Simone Moro – solo chi ha provato la montagna lo sa”. Vale lo stesso per il calcio, l'arte, il Palio. Almeno finchè il pathos, come detto, è autentico.

Sempre in tema, coinvolgente anche la rievocazione dell'impresa del K2 fatta in piazza la sera del sabato, riproponendo la pellicola che ne celebrò le gesta; di spessore, infine, la piece teatrale sulla figura di Norberto Bobbio, cervinese nelle vacanze da sempre, rappresentata l'ultima sera. Un festival di numeri non grandi, ma ricco di passione – rieccola - nell'impegno dei suoi giovani organizzatori. Che a luci spente si abbracciano, senza chiasso ma con intensità.

Alla fine però, l'aspetto più sorprendente di questo weekend valdostano è stato il condividerlo con mio padre, che poi era anche il motivo primo del viaggio. Sorprendente nel vederlo intatto nel suo essere cordiale, sorridente, ben disposto al contatto casuale e pronto a cogliere occasioni di sorriso anche in pochi secondi di casuali convenevoli. Cosciente di limiti fisici, ma al tempo stesso capace di coglier tutto il buono di quanto ci si parava intorno, anche in un giorno di pioggia. Divertito a scoprire l'interno di un treno Frecciarossa, brontolone verso gli eccessi edilizi e i guadagni che ci stanno dietro. Mentre mi tornano in mente i trenini che mi comprò da piccolo e dei quali mi sono colpevolmente disfatto, mi rallegro per quanto di intimamente bello ho condiviso in quelle ore. E spero di farne tesoro 

(agosto 2009)

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