martedì 10 gennaio 2012

ALLOGGI, TAXI E BRIVIDI A RODI

Diciamo la verità. Il primo impatto con l'Hotel Isole, ed in particolare con la camera assegnataci, non è stato dei migliori. Dimensioni ristrette, gestori con sguardo furbesco-distratto, la cassaforte d'armadio che non si apre dopo il tentativo-prova.
Per fortuna è stata solo una prima impressione, e dopo il primo 'ouzo' offertomi da Louisa, la terza sera, il sorriso ha dissipato i timori di dover pagare un fabbro (per la cassaforte) e aperto la strada a momento di spontanea mondanità, nel senso bello del termine. A parte gli efficacissimi consigli di soggiorno (su tutti l'ordine con cui andare al mare e sull'acropoli a Lindos: evitare i gruppi è stato geniale), o l'entusiastica intesa con Louisa al secondo aperitivo (“tra pochi minuti arrivo”, “Massimo, hai ragione tu!!”), l'apice del soggiorno in quella barca incastonata dentro Rodi-città è stato il venerdì sera: al banco bar c'erano cinque nazionalità, quattro diverse lingue, quattro accenti italiani, un meltin pot fatto moussaka in maniera splendida, divertente e ad un certo punto apparentemente senza fine. Il tizio di Gaeta che scherzava con Guido di mozzarelle e finte scorte della Finanza a Fiumicino; la vicina di casa dei gestori, irlandese, che lodava il mio saltellare da una lingua all'altra; Louisa e il suo elisir di lunga vita, ovvero la “bicicletta” del friulano guido; la genovese reporter di design greco che familiarizzava in un baleno con Luisa, il francese capitano-skipper-ex controllore di volo (di lei compagno) che mi coinvolgeva ina conversazione a più lingue, ed a svariate sensazioni, sulla “puissance” del mare, sull'assolutezza del mare, dell'alta montagna e del deserto, sulla magia del porto di Panoramis a Symi (“la chiesa, una barca, c'est tout”!), sulle superfluità di tante modernità (“non avevo il refrigeratore l'anno che son stato in Algeria, ma andava bene lo stesso”). E' stato difficile, bellissimo e amaro smettere, consapevoli in quell'istante stesso che momenti come quelli non si preparano, non si 'comprano', forse non si ripetono. Si vivono e basta.

Al capovolgimento di fronte, del resto, ci siamo allenati. 'testati' anche la mattina del mercoledì, quando il previsto autonoleggio via ufficio turistico di Rodi è saltato all'ultimo momento, dopo il 'cambio di carte' (ovvero di macchina) del noleggiatore. Di lì a mezz'ora, sotto uno tra i più caldi soli della settimana, ci sembravamo persi, e con noi la 'scaletta ideale' di quello e dei giorni seguenti. Ci voleva il signor George, proprietario de Rent a car Delphi, e la provvidenziale Chevrolet Matiz che a suon di proroghe terreno fino all'aeroporto di ritorno. Alle undici circa una mattinata compromessa ha ripreso vigore, per assumere di lì a poco gli splendidi colori delle farfalle tigre nell'omonima valle, quelli della sua suggestiva sommità con vista turca, e poi quelli della selvaggia costa ovest di Rodi. Percorsa, non senza momenti di deserta perplessità, fino a Monolithos, ed alla sua piccola spiaggetta. Fosse stato per questa, probabilmente non ci saremmo spinti fin lì: ma a posteriori, la vista della rocca in faccia ad un imminente tramonto, è fotogramma di rara bellezza. Al pari del placido orizzonte osservato dal piazzale antistante l'antico borgo di Kamiros.

Due parole sulle spiagge non menzionate. Kalithea è stato l'esordio, quella più in sordina (se non altro per le dimensioni) a posteriori, ma adatta ad un gradevole debutto. A Tsampicka, specie l'ultimo giorno, con gli occhialini e nessuno intorno a momenti mi è parso davvero d'essere in piscina. Arrivati ad Antonhy Quinn, tenuto conto del caldo, credevo che non saremmo rimasti più di una mattinata; è stata invece dura andar via anche alle sei passate, complici acqua inamovibile e trasparente, fondali appassionanti e sole calante. Per San Paolo, come prologo della visita a Lindos, non trovo le parole.

Nel centro di Rodi ho trovato un'architettura straordinariamente inattesa. Dopo Siena e Toledo, mi è apparsa come la città contemporanea più medievale. L'adozione da parte dell'Unesco è meritata in pieno, ed anzi a Rodi l'uniformità del disegno architettonico (complice probabilmente qualche restyling ben fatto) è più estesa di quella senese. Onore agli italiani che, restaurandone il palazzo del gran Maestro nel '29, in questo caso hanno lasciato una buona impronta.

A Lindos, ed in particolare sulla sommità dell'Acropoli, ho ritrovato l'antica Grecia. Giunti a ciò che resta del tempio di Atena, ho recuperato la straordinaria sensazione di essere nella storia percepita 25 anni prima, in particolare a Micene. Ed ho ripensato ad Alessandra, la ragazza di Tolmezzo conosciuta a metà anni '80 sul vagone letto per Vienna (dove andava con sua nonna), ed al suo “senso della storia”, a tutt'oggi mai rinvenuto così chiaro in altra persona.
Complice la straordinaria vista d'intorno, l'ora del vespro, il vento caldo e la presenza mitigata di persone intorno, lassù abbiamo trascorso momenti di favola. Andar via da quelle colonne, quella vista sul paese e sulla spiaggia di San Paolo, su quel mare piatto è stata un'emozione forte. Condivisa con lentezza, scalino dopo scalino, a riscendere verso il borgo.

In apertura ho scritto del sorriso dei greci. E' d'obbligo dar conto anche della grazia, spesso in forma di pura e semplice bellezza, delle donne greche. Spesso molto simili alle migliori italiane, tendenzialmente meno sofisticate, ma nondimeno non confinabili dietro un unico clichè: more, bionde, basse, alte (come quelle d'esordio, ovvero le hostess del volo Aegean: davvero un benvenuto).

L'insalata greca era la tappa culinaria più attesa, e non ha tradito le aspettative. Rivelazione del genere è stata l'insalata di frutta con yogurt, miele e noci, al pari dello tzatziki, gustato con l'immancabile pane al sesamo. Difficile descrivere le sensazioni evocate dai loukumades (le frittelle di miele), e dai baklava (credo che così si chiamino i dolcetti con i 'capellini' di miele), soprattutto quando mangiato alla pasticceria della stazione degli autobus, con il sollievo da rientro compiuto. Impegnativo il souvlaki, carne e pastina piccola, fatta fuori da Kostas; eccellente tutto quanto provato al Langania (spiedini di pesce locale, pesciolini fritti, dolmades), la feta fritta (saganaki), ed il calamaro ripieno di formaggio da Pizanias. Provato anche il kebab pita (spiedini guarniti con patate fritte e salsa), degli spizzichi di torta salata ripiena ai porri. Sul vino ci siamo sempre arenati al bianco secco della casa, servito nel''agognato cartucio; buona la birra Mythos, apprezzato l'aperitivo (o digestivo) ouzo, ed in occasione anche il meditativo Metaxa. Tutti si cimentano nella preparazione dell'espresso, ma l'unico apprezzabile è stato quelle servito nel bar dell'area verde di Papagou. Diffusissimo il frappe, caffè shekerato con latte.


Alcuni prezzi-chiave: ombrellone con 2 sdraio 8 euro (docce in spiaggia gratis, calde e frequenti), acqua minerale ½ lt. 050 euro, cene congrue al ristorante 14-19 euro a persona, benzina da 1,089 al lt in su. Bagni pubblici quasi sempre più che dignitosi. Raccolta differenziata asssente, pannelli solari sul 90 % degli edifici.

La cosa più bella è stata prenderla in braccio, ieri sera, per scavalcare le rovine della cattedrale, nella parte bassa del centro di Rodi. Era un fagottino, tornata a nuova vita, fuggita dai cattivi pensieri,dalle diagnosi e dalle stanze chiuse di una settimana prima. Era lei. E' lei. Quella per sempre.


(giugno 2009)

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