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| Tiriolo |
A distanza di anni, la Calabria
continua a meravigliare per sciatteria ambientale e architettonica.
L'ultimo esempio in ordine di tempo: arrivo per la prima volta a
Cropani marina e scorgo una palazzina di soli mattoni per ritto,
incompleta perfino dello scialbo, già bellamente popolata come casa
vacanze. Magari chi vi trascorre le ferie vive per il resto dell'anno
in un'abitazione appena migliore, e passare qualche giorno in un
edificio del genere appare il male minore. Il problema probabilmente
sta a monte, in un'economia che anziché svilupparsi implode. Ancora
una volta.
Però la Calabria è anche
quel posto
dove a volte trovi soluzioni, o almeno tentativi, che altrove non
vedi. Anni fa conobbi
Riace e la sua storia di accoglienza,
antesignana di quell'attualità che ancora in questi giorni divide
l'Italia sul “che farne” dei migranti. Stavolta è il turno di
Tiriolo dove - stando a quanto
letto nei mesi scorsi –
un casuale
ritrovamento archeologico ha stimolato energie sociali e
imprenditoriali inedite, o almeno sopite.
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| l'area di scavo |
Complice l'entusiasmo di un archeologo
del Nord, e la mescolanza tra la personalità sua e di alcuni
autoctoni, i resti del “
palazzo dei Delfini” (IV secolo AC) hanno
propiziato una inedita aggregazione di forze in cerca di futuro, Per
il momento, questa ha la forma – giuridica – di
Scherìa, una
cooperativa di comunità, variante applicativa del concetto di
impresa sociale.
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| Scialle Tessilart |
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| Vico Cigala |
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| Il telaio di Mirella Leone |
A luglio di quest'estate ho provato a
fare un blitz verso Tiriolo e questo famigerato palazzo. I miei
propositi di visita hanno cozzato su un cancello chiuso, privo di
cartelli recanti informazioni per l'accesso. In un tardo pomeriggio
d'estate ci può anche stare, mi sono detto. Ho ripiegato su un giro
tra i vicoli sali-scendi della parte vecchia del paese, scoprendoli
ben più affascinanti di quel che avrei pensato. Qui l''antica e
perduta tradizione dei vancali (scialle) di cui avevo sentito
parlare, mi si è affacciata davanti agli occhi. Prima attraverso il
cortile di un palazzo dove alcune anziane erano all'opera; poi dalla
piccola ma elegante bottega artigiana Tessilart, la signora Mirella
Leone prosegue caparbia l'insegnamento della madre, sbattendosi
contro i venti contrari dei margini ridotti e del mercato massificato
(“mi è rimasto un solo fornitore di seta, da Biella; quando
chiuderà anche qui, non so dove troverà la materia prima” dice),
e dando vita a prodotti pregevoli al tatto come alla vista,quanto non
'seriali'.
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| uno dei messaggi di lancio per Scherìa |
La qualità archiettonica di Tiriolo è
ben migliore di quanto si trova nei dintorni, Forse anche per questo
qui c'è ancora il seme dell'utopia. Ai primi di agosto le mura del
paese sono state decorate con una fitta serie di ignote impronte di
mano. Abitanti, passanti e stampa locale hanno preso a chiedersi chi
fosse l'autore, e cosa volesse dire. Stavolta però il messaggio
nascosto non era minatorio: di lì a poco chiunque ha riconosciuto
quelle stesse mani sui manifesti che annunciavano la nascita della
cooperativa di comunità. Che ora si è svelata ufficialmente, piena
di entusiasmi. E prossimamente vedremo se questi daranno vita ai
fatti.
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