lunedì 22 agosto 2016

Dagli sciatti agli scialli, via Tiriolo

Tiriolo


A distanza di anni, la Calabria continua a meravigliare per sciatteria ambientale e architettonica. L'ultimo esempio in ordine di tempo: arrivo per la prima volta a Cropani marina e scorgo una palazzina di soli mattoni per ritto, incompleta perfino dello scialbo, già bellamente popolata come casa vacanze. Magari chi vi trascorre le ferie vive per il resto dell'anno in un'abitazione appena migliore, e passare qualche giorno in un edificio del genere appare il male minore. Il problema probabilmente sta a monte, in un'economia che anziché svilupparsi implode. Ancora una volta.

Però la Calabria è anche quel posto dove a volte trovi soluzioni, o almeno tentativi, che altrove non vedi. Anni fa conobbi Riace e la sua storia di accoglienza, antesignana di quell'attualità che ancora in questi giorni divide l'Italia sul “che farne” dei migranti. Stavolta è il turno di Tiriolo dove - stando a quanto letto nei mesi scorsi – un casuale ritrovamento archeologico ha stimolato energie sociali e imprenditoriali inedite, o almeno sopite. 

l'area di scavo


Complice l'entusiasmo di un archeologo del Nord, e la mescolanza tra la personalità sua e di alcuni autoctoni, i resti del “palazzo dei Delfini” (IV secolo AC) hanno propiziato una inedita aggregazione di forze in cerca di futuro, Per il momento, questa ha la forma – giuridica – di Scherìa, una cooperativa di comunità, variante applicativa del concetto di impresa sociale. 

Scialle Tessilart

Vico Cigala

Il telaio di Mirella Leone

A luglio di quest'estate ho provato a fare un blitz verso Tiriolo e questo famigerato palazzo. I miei propositi di visita hanno cozzato su un cancello chiuso, privo di cartelli recanti informazioni per l'accesso. In un tardo pomeriggio d'estate ci può anche stare, mi sono detto. Ho ripiegato su un giro tra i vicoli sali-scendi della parte vecchia del paese, scoprendoli ben più affascinanti di quel che avrei pensato. Qui l''antica e perduta tradizione dei vancali (scialle) di cui avevo sentito parlare, mi si è affacciata davanti agli occhi. Prima attraverso il cortile di un palazzo dove alcune anziane erano all'opera; poi dalla piccola ma elegante bottega artigiana Tessilart, la signora Mirella Leone prosegue caparbia l'insegnamento della madre, sbattendosi contro i venti contrari dei margini ridotti e del mercato massificato (“mi è rimasto un solo fornitore di seta, da Biella; quando chiuderà anche qui, non so dove troverà la materia prima” dice), e dando vita a prodotti pregevoli al tatto come alla vista,quanto non 'seriali'.

uno dei messaggi di lancio per Scherìa


La qualità archiettonica di Tiriolo è ben migliore di quanto si trova nei dintorni, Forse anche per questo qui c'è ancora il seme dell'utopia. Ai primi di agosto le mura del paese sono state decorate con una fitta serie di ignote impronte di mano. Abitanti, passanti e stampa locale hanno preso a chiedersi chi fosse l'autore, e cosa volesse dire. Stavolta però il messaggio nascosto non era minatorio: di lì a poco chiunque ha riconosciuto quelle stesse mani sui manifesti che annunciavano la nascita della cooperativa di comunità. Che ora si è svelata ufficialmente, piena di entusiasmi. E prossimamente vedremo se questi daranno vita ai fatti.

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