martedì 10 gennaio 2012

SUL TRENO ROMA-MAHDIA

 Assen è l'ultimo degli incontri di Grecia, in ordine di tempo; paradossalmente, è forse il primo in ordine di incisività, ma lascio sospeso il giudizio definitivo, anche per rispetto degli altri. Un incontro singolare, intanto perché avviene quando siamo già in Italia, ovvero quando già abbiamo potuto riprendere coscienza delle preoccupanti particolarità del nostro paese attuale. Assen lo incontriamo sul treno che da Fiumicino porta verso Roma; poche decine di metri prima, al termine di un tapis roulant, un cartello in bella vista avvisa che “da quel punto in poi i servizi offerti non sono più di competenza di Aeroporti di Roma”, ovvero se avrete qualcosa da ridire, non prendetevela con noi; bel segnale di coesione, per un visitatore che ha appena messo piede in Italia. Che dire poi dei convogli che Trenitalia sceglie per condurre cittadini e visitatori fino alla città eterna? Vagoni graffitati, sudici più dentro che fuori, stipati. Niente di nuovo rispetto ad un anno fa, aeroporto di Pisa. O che dire, poi, dei bagni pubblici dell'autostazione Tiburtina? E' vivo il ricordo dei tanti toilet di Rodi, aperti al pubblico a costo zero e pulizia sempre decente: qui invece si chiedono addirittura 50 centesimi per accedere a cessi strutturalmente rivoltanti, oltre che privi di servizi.
Questo, dunque, è il contesto in cui incontriamo Assen, primo interlocutore di ritorno in Patria. Tunisino, tre anni alla pensione, da 30 anni in Italia, carnagione tipica magrebina, fisico da fantino, eccellente proprietà di linguaggio, grande lucidità, come i due piccoli grandi occhi scuri. E' di ritorno da Mahdia, sua città natale, verso Rimini, la città che l'ha accolto, gli ha trovato un lavoro da pescatore, gli ha contaminato la parlata con curiosi accenti romagnoli sparsi qua e là nel discorso. Torna “per lasciare le impronte digitali”, l'indomani, probabilmente a rinnovare il suo eterno permesso di soggiorno. Poi volerà di nuovo in Tunisia; fino a settembre, quando riprenderà il lavoro alla cooperativa pescatori riminese. Per tutto l'inverno sarà in mare tre giorni alla settimana, a volte 72 ore di fila, a pesca strascico di sogliole, calamari, pesce azzurro, su un peschereccio da condividere con due colleghi per volta. “Usciamo in genere fino a 40 miglia, ma a volte andiamo in acque croate, sì daì, a fregare un po'..” racconta, e pare l'unica trasgressione che si concede. Lo sguardo di Assen non tradisce emozioni, a stento immagini la soddisfazione di essersi costruito una vita rispettabile in Italia, anche se in realtà lui l'aveva scelta per risparmiare a sufficienza per andare in Canada, a finire gli studi di economia e commercio. Meno faticoso è dedurne la preoccupazione per come il mondo è cambiato nel frattempo. Anche perché lo dice esplicitamente: “negli anni '80 si stava bene qua, oramai non più. Devi guardarti le spalle, troppe teste matte, troppi extracomunitari sbandati. Troppi che son venuti in Italia credendo alle illusioni, troppi a cui è stato permesso di arrivare senza garanzie su un alloggio, su una possibilità di vita dignitosa. I problemi credo siano nati con la legge Martelli. Oggi arrivano questi giovani, anche dalla Tunisia, si ritrovano con mille euro quando va bene, e tutto da pagarsi, dall'alloggio al vitto, alla irrinunciabili sigarette. Non era meglio restare a casa, a prendere anche solo 400 euro”?
Assen è preoccupato anche perché “un tempo chi sbagliava, sul lavoro come nella società, veniva sanzionato. Oggi non succede quasi più. Il foglio di via è un paraocchi, uno che è scacciato da Rimini lo ritrovi dopo qualche giorno a far danno a Padova. In Tunisia c'è un governo duro, ma l'unica cosa che non ci manca è la possibilità di girare dovunque, senza temere che qualcuno ti rubi o ti faccia qualcosa. In Italia non è più così”.
La conversazione ha preso una piega cupa. Proviamo a ravvivarla, notando che dall'America sembra giungere qualche segnale di ripresa. “Non possiamo aspettarci che l'America ci ritiri sù, abbiamo problemi nostri” ribatte. Facciamo notare che il periodo critico mondiale è cominciato proprio laggiù, e a questo punto Assen concorda. E punta il calendario. “a gennaio del prossimo anno, se l'America avrà ripreso un 30 per cento di quanto aveva perso, possiamo sperare di risalire anche noi. Altrimenti sarà brutta”.
Il sudicio “treno ad alta frequentazione” da Fiumicino ha raggiunto Tiburtina. Scendiamo e salutiamo il tunisino che non lo dice, ma probabilmente vota Lega: “ricordatevi di venire in Tunisia, prima o poi. Non spendi più di 400 euro a settimana, tutto compreso. Molto meno che in Grecia”.
(giugno 2009)

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