venerdì 9 gennaio 2015
Al museo del Cinema
“Il cinema è un'invenzione senza futuro”. Emessa di questi tempi, una profezia del genere potrebbe pure apparire verosimile. Probabilmente sembrava tale anche quando fu proferita in origine: invece è stata smentita per più di un secolo. A pronunciarsi in quel modo fu Antoine Lumière, padre dei due fratelli che proprio quell'invenzione ha reso storicamente immortali, con indubbio merito. Ce lo ricorda in avvio di percorso – con tono ammonitore? - il Museo del Cinema di Torino, 'creatura' espositiva del Terzo millennio (fu inaugurata nel Duemila) che vista oggi sprizza tutta la freschezza di una quindicenne: esuberante addirittura, se visitata in una domenica tra Capodanno ed Epifania come ho fatto io, costellata di lunga fila di visitatori all'ingresso al pari di tutti i grandi siti museali torinesi. Ma se quello di un giorno può esser un fuoco fatuo, non così può dirsi per le somme di un anno: 605mila ingressi staccati nel 2014, appena 25mila in meno del celeberrimo museo Egizio (La Stampa, 4 gennaio 2015).
E se i numeri non fanno poesia (frattali a parte), diciamo pure che per chi (come me) a queste epoche non l'avesse ancora visitato, l'allestimento di questo sito è davvero emozionante, al pari di alcune delle celebri sequenze da Oscar che immagini memorabilia e foto rievocano percorrendolo. La svettante Mole antonelliana è una Moby dick dell'immaginario su grande schermo, con un ventre davvero ricco di allestimenti suggestivi mirabilmente spalmati lungo un coinvolgente percorso ascensionale. Un'ora buona di visita se ne va nella sezione-prologo, quella dedicata a tutto quanto ha preceduto il cinematografo, dalle ombre cinesi ai Kinepanorama. Attrezzi che oggi ci paiono obsoleti hanno rappresentato al tempo 'fughe' verso scenari tecnologici innovativi quanto a volte inquietanti, capaci di suscitare all'epoca entusiasmi e timori pari forse ai...Google glass odierni. La prima parte si chiude con la visione del primo film proiettato a fine '800, e la celebre scena del treno resa brillantemente verosimile per l'emozione dei bambini accovacciati in prima fila: si esce dalla sala divertiti e soddisfatti, eppure del museo abbiamo visto ancora ben poco. Quasi niente, al cospetto di quanto ci aspetta nel 'cavo' dell'edificio: un crescendo di suggestioni reso occasionalmente ancora più incisivo grazie alla retrospettiva di manifesti foto e clip dalla vasta produzione di Sergio Leone. Non entro nel vasto dettaglio, e per render l'idea dò giusto conto del divertito coinvolgimento che la parte più giovane del nostro gruppo di visita mette in mostra progressivamente, a dispetto del rifiuto iniziale all'idea di passare un pomeriggio al 'museo'.
Al museo del cinema non si vedono film per intero (per quello c'è il Cinema Massimo, giusto di fronte, con una programmazione tutt'altro che di 'cassetta'): eppure, se io abitassi in zona, credo che andrei spesso e volentieri a sedermi su una di quelle chaise longues che ne costellano il pavimento. Perché prima ancora che di coinvolgenti trame, il cinema è fatto sopratutto di sogno e magia. E in questo posto, a me pare, la 'scorta' di questi ingredienti è ben rifornita.
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