lunedì 19 settembre 2016

Escher, la geometria dello stupore


Star Wars Darth Vader MC Escher T-Shirt - da superheroden.com


Fantasia e precisione. Schermo piatto e terza dimensione. Islam e occidente. Elementi distanti, a volte opposti, che si affiancano compenetrano e arricchiscono reciprocamente. Maurits Cornelis Escher e' tutto cio', come ed anche piu' di quanto mi aspettavo. Lo realizzo visitando finalmente una sua retrospettiva a palazzo Reale di Milano, ampia e ben allestita, anche quanto a capacita' di interagire con lo spettatore: e non tanto grazie ai touch screen quanto per le sfere ed i pannelli che consentono di cimentarsi nei giochi visivi del protagonista.

L'attrazione per il segno di questo fiammingo novecentesco non e' nuova, per me come per tanti altri: da decenni sono svariate le citazioni delle sue opere sui media contemporanei, siano essi scene di blockbusters come Una notte al museo, copertine di dischi del Pink floyd o t-shirt di moda o da bancarella (come la reinterpretazione nella foto qui riprodotta: in vendita su superheroden.com). Personalmente, ignoravo pero' la varieta' di corrispondenze tra le sue 'tracce' e quelle di altri luoghi o persone assai ricche di suggestione per me. Con l'art nouveau in primis, milieu di provenienza del maestro di Escher Jasserun de Mesquita; con Vienna e il movimento artistico della Secessione, di cui Klimt fu alfiere; con il decorativismo arabo, magnificato in quell'Alhambra di Granada che Escher visito' due volte; con le originalita' dei suoi connazionali predecessori, ad esempio il Van Eyck dei coniugini Arnolfini che giustamente l'esposizione milanese pone ( in copia) di rimpetto alla Mano con sfera riflettente; con le vedute romane e con il Borromini, perfino con il Futurismo di Balla. E poi ancora con il cosmo infinito su cui molti dei disegni di Escher indugiano; con Stilo, Segesta, San Gimignano; nondimeno, con la Siena senza cielo che frequento' nel 1914. Soprattutto, con quella vocazione al gioco ed alla raffigurazione fantasiosa che molto spesso e' radice di cio' che considero vivo e innovativo. E si' che dev'esser stata tale per il suo tempo la sua opera-simbolo Metamorfosi, dove scacchiere diventano pesci che diventano uccelli che diventano campi che diventano scacchiere...tutto perfettamente incastonato.

Dalla mostra si esce con un senso di meraviglia che e' come un pieno di benzina per la nostra curiosita' interiore; specie se, come nel mio caso, compagni di visita sono bambini tutt'altro che annoiati. Nel suo piccolo (si fa per dire) Escher riuscì a raffigurare e far convivere armonicamente  elementi opposti che ognuno di noi necessariamente porta' dentro di se', ma che raramente riusciamo a conciliare: disegno e matematica, estro e rigore, regolarita' e attrazione per l'impossibile, spazi illimitati e riprova del nove.

Resta il cruccio del bianco e nero, scelta pressoche' esclusiva: Escher non si dedico' mai al colore, e chissa' cosa ne sarebe sortito. Anche questo stupisce un po': a rincarar la dose, dato che come lui usava dire "lo stupore e' il sale della terra".

lunedì 22 agosto 2016

Ascensioni estive: il lago Nero




Oggi mi chiedo se molti disastri non nascano proprio dalla scomparsa del cammino...”
(Paolo Rumiz, breviario vagabondo – il mondo oltre lo schermo del tablet, La Repubblica 5/8/2016)


Piccole esperienze ascensionali d'estate. Abetone, provincia di Pistoia, ultimo comune sul confine Tosco-Emiliano alle pendici dell'omonimo comprensorio montano. Stazione turistica non risparmiata da quel lento declino che sembra colpire inesorabilmente la maggior parte dei piccoli centri italiani. Lo raccontano gli occhi volitivi ma affaticati della titolare dell'hotel Excelsior (lo gestisce dal 1939, salvo una forzata parentesi per mano degli invasori tedeschi); lo racconta la voce della pizzicagnola del paese, che ad un villeggiante in cerca di una lavanderia a secco risponde “non ce n'è più una nel raggio di 50 chilometri”. Lo racconta, anche, il dopocena in piazza di un giovedì d'agosto: una quindicina di giovani impegnati sul campo di calcetto, altri 4 o 5 su una panchina con sguardi chini sugli smartphone, altrettanti ai tavolini di un bar. Poco o nulla più.


IL SENTIERO


Abetone significa l'offerta più ampia di piste da sci in Toscana. Ed una interessante sentieristica per le stagioni miti. Dall'Orto botanico forestale, in località Fontana Vaccaia, nella valle del torrente Sestaione, prende il via un percorso affascinante sin dal nome della sua mèta: Lago nero



Un'ora e mezza abbondante di camminata all'insù, molto spesso ripida (si parte a quota 1300, si arriva a 1730 metri), immersa in un bosco a tratti fitto di abeti bianchi, rossi e soprattutto faggi. Colonna sonora per la lenta risalita la fanno le acque del torrente, che spesso corrono a fianco del sentiero scorrazzando tra cascate e limpidi ristagni. Rari gli altri rumori; rarissime le voci umane. 

LA CASETTA




Nel mezzo di un impegnativo strappo in salita, a metà di un percorso condotto quasi in solitaria, c'è la casetta dei pastori. Ristrutturata recentemente dal Gruppo trekking Val Sestaione, fu teatro di nascondigli, rastrellamenti ed eccidi durante la seconda guerra mondiale, come ricorda un'opportuna lapide. Oggi fa da oasi per viandanti affaticati, o da pratica soluzione per braciate estive all'aria fina.


I PENDII


Dopo la casetta, il cammino verso il Lago Nero pone di fronte il primo dei due tratti più impegnativi. L'ultimo, quasi un'ora più tardi, ci imporrà di arrampicarci (ma non servono ramponi, un buon bastone è sufficiente) tra fusti d'albero e radici, facendo a meno del sentiero battuto. Una sollecitazione impegnativa che prelude ad un sollievo di proporzionale soddisfazione. In cima allo strappo finale la chioma delle alte piante si dirada, lasciando intravedere una brughiera che anticipa gioie per la vista. Si capisce che di lì a pochi istanti lo sguardo spazierà ad angolo giro, senza più ostacoli d'orizzonte sopra la testa o davanti agli occhi. E' la stessa sensazione provata esattamente due anni prima, in cima al percorso etneo cominciato al rifugio Citelli. Sollievo e soddisfazione che soffiano via la fatica e il respiro reso affannoso dalla pendenza.




IL LAGO

Scopriamo le cime dei monti e i loro crinali: l'alpe Tre potenze, il monte Gomito, quello curiosamente ribattezzato 'libro aperto', per via della sua forma. Distinguiamo anche l'artificiale innesto unano della stazione d'arrivo per l'ovovia, tante volte utilizzata in inverno. Altri pochi minuti a passo moderato, e finalmente ecco il lago: benché non nero, non delude perché in questa giornata di sole estivo (ma non opprimente) ben simboleggia il ruolo centrale dell'acqua, nell'armonico convegno di manifestazioni della natura. Il verde delle piante di mirtillo che disseminano i prati cangia con il grigio delle rocce e l'azzurro del cielo, che tutto sovrasta.


Poco sopra al lago una casupola adattata a bivacco; tutto intorno qualche tavolo per spuntino, escursionisti di varia specie ed età, spalmati sulla ulteriore rete di sentieri che da qui si prolunga verso le parti più alte dei monti. Micro-folle di villeggianti che godono della natura rispettandola e consentendo ad altri di fare serenamente altrettanto, Una manna per vista e cuore.

Dalla finestra del bivacco intravediamo i letti a castello a disposizione di chiunque voglia pernottare portandosi l'occorrente. Di fianco, un ristoro sui generis dove – voce non verificata direttamente – due giovani osti in kilt dispensano crostate al solo costo di un sorriso (ovvero: a offerta libera).

Il dislivello rende impegnativa anche la ridiscesa dal lago verso valle. Certo non quanto la salita, e in meno di un'ora siamo al punto di partenza; ovvero, all'ingresso dell'Orto botanico forestale. Che vale la visita, sia per l'assortimento di specie vegetali autoctone e non, sia per la passione con cui i volontari-studenti di scienze naturali fanno strada dispensando nozioni e curiosità. 



E una volta di più, poche righe non rendono giustizia alle sensazioni raccolte in cammino. E al benessere che ne consegue.