venerdì 24 giugno 2016

Brexit, day one



Più passano gli anni più mi sembrano antistorici confini,  bandiere, inni; soprattutto quando eretti o agitati con convinzione e aggressività, e non come occasione di pura aggregazione. Dietro ad ogni vessillo ci sono vite vissute e sacrificate, che meritano rispetto: ma è proprio l’essere umano in sé che merita rispetto, al di là di quale colore si vesta. Ecco perché da tempo l’appeal di ogni bandiera mi appare sbiadito, e una dimensione allargata dei confini mi sembra una strada naturale, in un pianeta dove si sta sempre più stretti.

Oggi il popolo britannico ha segnato la storia scegliendo di uscire dall’Unione Europea. Vent’anni fa ho vissuto per tre mesi nel cuore dell’UE: né allora né più tardi avrei pensato che Brexit (ottimo neologismo, indeed) sarebbe diventata una realtà.  C’è di che pensar male, e probabilmente molti degli  indizi per farlo ancora ci sfuggono. Però considero anche due cose:
un tempo una scelta del genere sarebbe avvenuta a colpi di cannone. Stavolta è avvenuta per espressione popolare. E’ di certo un passo avanti
Non sempre è oro quel che luccica. E viceversa. Nel breve periodo è probabile che ci saranno più pensieri per tutti (a parte chi riesce a speculare e trarre profitto da certi passaggi). Ma gli effetti indotti potrebbero essere occasioni di maturazione

Se un cittadino inglese  è una persona valida e meritava rispetto ieri, lo merita anche oggi. E viceversa. Vale qui come nel resto del mondo. Dovrà valer ancor di più in futuro. Su questo, oltre che sugli indici di borsa, spero che si misureranno gli effetti della storia.

lunedì 9 maggio 2016

Smelling London



Se torni a Londra dopo diversi anni e ci rimani per almeno qualche giorno puoi far caso a diverse cose nuove. La vista dal Tamigi è fortemente cambiata, soprattutto in prospettiva est dove si stagliano le erezioni di Piano o Foster. Starbucks lo trovi ovunque, e il fatto che entro l'anno arrivi anche in Italia sembra una conseguenza fisica più che commerciale. Nondimeno, molte costanti si mantengono: il verde dei parchi, la varietà di razze, la densità di giovani italiani che lavorano in negozi, locali o meeting point di bus per gli aeroporti. E l'assortimento di attrazioni, iniziative, occasioni di intrattenimento o approfondimento.

 Cosa ti rimane impresso stavolta, quando riparti qualche giorno dopo? I profumi. Possibile, in una metropoli spesso grigia in cielo, riccamente trafficata (e riscaldata) sopra e sotto terra? Sì, almeno stavolta. La vampa di cucina speziata che ti avvolge scendendo dal bus in Edgware road di fronte ad un ristorante libanese. Il mix globale che annusi al Borough market di sabato, spaziando in pochi metri da padelle etiopi a piastre caraibiche. L'effluvio egiziano del locale sotto Leicester square, che emana da una padella colorata bella e impossibile, alle 5 del pomeriggio. L'odore intimo della bancarella in Covent garden, che espone saponette a forma di torte e di composizioni floreali. L'assortimento chilometrico di fragranze al piano terra di Harrod's. i fiori di St.James park, colorati in primavera come mai nel resto dell'anno. E tutti quei profumi che chissà quanti sono, e solo immagini senza averli provati.



 Certo: London city &neighbours sono anche ricchi di cattivi odori, indubitabile. Stavolta a me sono arrivati più i profumi: casualità. Se non dovesse capitare, get calm & keep sniffing on.